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	<title>Libertà di scatto</title>
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	<description>Liberi di scattare e raccontare attraverso una fotografia</description>
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		<title>Fragilità, o natura fragile dell&#8217;uomo.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 21:28:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Foto &#8220;LaPresse&#8221; Come un capodoglio spiaggiato. Questo è il gelido spettacolo che la realtà ci ha offerto in questi strani giorni. Sì, strani, perchè un evento del genere altro non ha potuto fare che sferzare il nostro quotidiano equilibrio. E così, con gli occhi sgranati, scrutiamo quel gigante mostro adagiato sulla costa rocciosa. Quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-287" title="Nave incagliata al Giglio, continuano le ricerche dei dispersi" src="http://www.leleweb.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/costa_concordia_6905.jpg" alt="" width="500" /><br />
<em>Foto &#8220;LaPresse&#8221;</em></p>
<p>Come un capodoglio spiaggiato.<br />
Questo è il gelido spettacolo che la realtà ci ha offerto in questi strani giorni. Sì, strani, perchè un evento del genere altro non ha potuto fare che sferzare il nostro quotidiano equilibrio.<br />
E così, con gli occhi sgranati, scrutiamo quel gigante mostro adagiato sulla costa rocciosa.<br />
Quello che prima solcava i mari, mostrando il suo sfarzo e la sua maestosità al mondo, diventando cartolina di molti viaggi. Quello che era il tempio natante del lusso, emblema di tecnologia, modernità, superiorità dell&#8217;uomo sulla natura.<br />
E invece&#8230;</p>
<p>E invece oggi non resta che il silenzio. Agonizzante, in balìa di un precario equilibrio, in bilico, in preda alle correnti del mare e col suo carico di morte, dà mostra della sua tetra figura. Fa impressione, toglie le parole di bocca, stringe la gola. Credo che nessuno, guardando uno spettacolo del genere &#8211; e dietro il sipario c&#8217;è la tragedia &#8211; lo abbia fatto senza provare un sentimento di angoscia. Proviamo paura guardando quella nave, perché un qualcosa di così crudo e bestiale squarcia il velo che abbiamo di fronte agli occhi, mostrandoci una nuda verità. Ed è pesantissima. Verità che i nostri occhi non sono soliti provare, e così le nostre orecchie. E il silenzio, mai come in questo caso, è davvero assordante. Il frastuono non lo si scorda. Improvvisamente ci scopriamo nudi, più semplici, più inetti e incapaci. Ci accorgiamo che forse eravamo troppo avanti, ci credevamo più potenti di un tempo (di 100 anni fa, per esempio). Quello che scaturisce da un evento del genere, di fatto, è un ritorno coatto alla semplicità. Di fronte all&#8217;immagine di questa modernità che crolla miseramente non riusciamo a capacitarci. Crolla accasciandosi così facilmente su una piccola spiaggia rocciosa: uno scoglio, un sassolino che ferisce al cuore la modernità, che poi è la società moderna.<br />
Tutto questo ci deve insegnare &#8211; ancora una volta &#8211; che non controlliamo noi le cose come vorremmo. Noi non controlliamo proprio un bel niente&#8230;! Riusciamo a malapena a gestire l&#8217;orticello di casa, più in là è fatica. E quanto è dura ammetterlo!<br />
Ci troviamo ad affrontare un qualcosa di così grande e sbilanciato che si sentono distintamente i battiti del cuore. Fa paura. È bestiale questa sensazione: è come se ci avessero tolto la pelle&#8230; e improvvisamente avvertiamo una sensibilità che prima non avevamo. O che abbiamo rivestito con altro, indifferenza o abitudine, per fare un esempio. E invece no, siamo spogliati, svestiti, senza quella scorza che ci ricopriva. Ma la realtà è ben diversa, è indomabile, e mette l&#8217;uomo con le spalle al muro. Lo fa sempre, prima o dopo. E va affrontata. Riusciremo a rinunciare al fatto di essere (quasi) onnipotenti, di credere di poter dominare tutto con la nostra forza meschina, di poter dominare la natura e i suoi elementi? È crollato il castello, e non ci sono vincitori, ma solo vinti. Questa bestia panciuta, colossale&#8230; questa cattedrale del lusso spiaggiata come una balena che ha perso la propria rotta. Così una nave da crociera, simbolo del lusso e dello svago, per un errore così banale (l&#8217;omissione al proprio compito, umano) si arena in maniera così facile. Un piccolo scoglio che abbatte un gigante. Come Davide e Golia. E d&#8217;improvviso la &#8220;Concordia&#8221; fa naufragio, proprio come nel quadro di Friedrich lo fece la &#8220;Speranza&#8221;.</p>
<p>Fateci caso, ci sono davvero tanti segni, tanti simboli in tutta questa vicenda, la cui fine è avvolta dal mistero. La nave gigante e sfarzosa, il comandante fiero e sicuro di sè, lo scoglio infinitesimale che fa affondare tutto. La concordia, la speranza&#8230; Semplicemente è la storia dell&#8217;uomo.<br />
Il comandante&#8230; fiero e sicuro di sè, serio e ligio al dovere, se non fosse per la sua ambizione e sfrontatezza. Non posso che provare pena nei suoi confronti (e quando dico &#8216;pena&#8217; non significa &#8216;difesa&#8217;, sia ben chiaro!): il rimorso, che giorno dopo giorno si farà sempre più incessante, sostituisce tutte le pene giuridiche e fisiche che gli si possono infliggere. Non vorrei essere nei suoi panni. Non saprei come fare. Pregherei per ricevere un infarto sul colpo. Davvero, fa pena un uomo così. Ha dinanzi a sè una vita senza alcuna pace. E se per caso riuscisse a dormire anche una sola notte, allora gli si dia la semi-infermità mentale. Non sarà possibile altrimenti.<br />
Tutto questo è ben lontano da prima, da cinque giorni fa. Sicuro, pieno di sè, di chi è in grado di controllare ogni cosa: le intemperie, le difficoltà tecniche, i soliti casi della vita&#8230; ma con un &#8220;piccolo&#8221; vuoto: controllare il proprio orgoglio. E l&#8217;orgoglio, l&#8217;ambizione, la sfrontatezza&#8230; sono i responsabili della sciagura. Sono il sassolino che ha fatto inciampare questa storia. Un uomo così che poi si scopre nudo, con soltanto pochi stracci che lo coprono a malapena. Panico, falsità, vigliaccheria, superbia&#8230; povertà totale. Disarmato nel giro di pochi secondi. E il castello di carte crolla di botto. E la botta è più devastante che mai.<br />
Un uomo senza più nulla, una cattedrale crollata che serba il suo carico di morte e disperazione, una realtà totalmente rovesciata rispetto a prima. Come possiamo non pensare anche a noi, che su quella nave non c&#8217;eravamo?<br />
Crediamo davvero di potercela cavare scaricando tutta la colpa su una persona sola (o comunque su pochi altri individui) e di chiudere così la faccenda? Seppelliremmo tutto subito. La colpa è sua, punto. Castigatelo. Si fa così: quando la merda puzza piuttosto che rimuoverla di torno la si copre. E si mette la parola fine.<br />
Io invece credo che un interrogativo dovremmo farcelo tutti quanti noi. Dovremmo riflettere sul lato umano della vicenda che, se di fatto è una tragedia &#8211; e come tale è qualcosa di enormemente drammatico &#8211; comunque non può non avere anche un lato positivo. E il lato positivo, secondo me, sta nel fatto di calarci anche noi in quei panni e tentare di capire che genere di insegnamento possiamo trarre da tutto questo. Noi che puntiamo il dito, ma che in verità siamo praticamente uguali. Certo, le nostre responsabilità sono diverse. Io non trasporto 4200 e passa passeggeri. Ma sono uomo anch&#8217;io. E questa storia è, come tutte le altre, fatta di uomini. Il comportamento di quel comandante nasce semplicemente dalla natura fragile dell&#8217;uomo: la sua fragilità naturale. E allora non siamo diversi da quella orrida bestia che per una stupida ambizione ha sfidato tutto e tutti provocando questo insanabile disastro. No. Ne siamo accomunati. E d&#8217;improvviso, se ci pensiamo, scopriamo che non serve essere politici o uomini potentissimi per arrecare danni stratosferici o governare tutto. Anche un ruolo molto più semplice, come quello di un marinaio, ha delle pesanti ricadute. E la radice, in tutti i casi, è la stessa, quella umana. E mentre ci penso trovo una corrispondenza con la Passione di Cristo. Non per fare religione, non mi interessa parlarne qui, non devo e non voglio inculcare nulla a nessuno&#8230; ma l&#8217;esempio torna. Pietro, l&#8217;uomo più vicino a Gesù di tutti gli apostoli, è considerato una colonna, un enorme punto di riferimento. Il suo ruolo è fondamentale, è quasi un tramite tra Gesù e gli apostoli. È anche uno dei più anziani e quindi dei più saggi. Eppure nel dialogo dell&#8217;Ultima Cena accade l&#8217;inverosimile. Di fronte a quel &#8220;uno di voi mi tradirà&#8221; e alla domanda &#8220;sono forse io, Signore?&#8221;, Gesù risponde: &#8220;In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte&#8221;. E Pietro gli rispose: &#8220;Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò&#8221;.<br />
Il gallo cantò tre volte, tante quanti i rinnegamenti di Pietro che, una volta accortosi del fatto, scappò, piangendo amaramente. E così quel comandante, col suo ruolo istituzionale che lo rendeva più uomo di quel che era, che gli dava dei compiti e dei doveri. Chi l&#8217;avrebbe mai detto che per uno stupido, banalissimo vizio, avrebbe fatto affondare una nave abiurando il proprio ruolo, la propria funzione? L&#8217;allarme dato in forte ritardo, il tentativo di portare via la scatola nera, le balle madornali, la fuga, le tre telefonate&#8230; le tre telefonate. E il pianto. E l&#8217;imperituro rimorso.<br />
Siamo uomini.</p>
<p>E la poesia &#8220;Uomo del mio tempo&#8221; di Salvatore Quasimodo (1935) ne è la conferma.</p>
<blockquote><p><em>Sei ancora quello della pietra e della fionda,<br />
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,<br />
con le ali maligne, le meridiane di morte,<br />
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,<br />
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,<br />
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,<br />
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,<br />
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero<br />
gli animali che ti videro per la prima volta.<br />
E questo sangue odora come nel giorno<br />
Quando il fratello disse all’altro fratello:<br />
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,<br />
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.<br />
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue<br />
Salite dalla terra, dimenticate i padri:<br />
le loro tombe affondano nella cenere,<br />
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.</em></p></blockquote>
<p><a title="Silenzio assordante di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/6410788521/" target="_blank"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7020/6410788521_7259169073.jpg" alt="Silenzio assordante" width="500" height="331" /></a><br />
Silenzio assordante</p>
<p><a title="Come gabbiani senza ali di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/6432345339/" target="_blank"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7163/6432345339_50e209afe5.jpg" alt="Come gabbiani senza ali" width="500" height="331" /></a><br />
Come gabbiani senza ali</p>
<p><a title="Siamo uomini di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/6461113843/" target="_blank"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7168/6461113843_4d9a5306e3.jpg" alt="Siamo uomini" width="500" height="331" /></a><br />
Siamo uomini</p>
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		<title>Come un bambino</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 14:18:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la mano ben salda al fiocco (la vela anteriore), il bambino vede la prua della sua barca solcare il mare, con quella sicurezza di chi ha confidenza, di chi guarda le cose semplicemente o, magari, tenendo lontani dalla testa pensieri di troppo. Già, quei pensieri&#8230; che attanagliano la mente dei grandi, che rendono complicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Sicurezze di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/6128887039/" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6083/6128887039_093ceafb2b_z.jpg" alt="Sicurezze" width="424" height="640" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la mano ben salda al fiocco (la vela anteriore), il bambino vede la prua della sua barca solcare il mare, con quella sicurezza di chi ha confidenza, di chi guarda le cose semplicemente o, magari, tenendo lontani dalla testa pensieri di troppo.<br />
Già, quei pensieri&#8230; che attanagliano la mente dei grandi, che rendono complicato tutto, anche i rapporti tra persone. Che sono alla base di quelle rotture che non si rimarginano facilmente. Ingenuità, forse, ma anche purezza. Semplicità di dialogo, di rapporto, semplicità di essere, senza quelle congetture, malizie. Semplicità nel sistemare distacchi tra persone.<br />
Dovremmo invece solcare il mare come quel bambino, agganciato saldamente e con serenità alla vela, solcando il mare: certo, senza nessuna certezza definita di come potrà andare il viaggio, ma godendosi lo spettacolo da protagonista.</p>
<address>Il titolo della foto è: Sicurezze </address>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Destini diversi</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 19:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scarpace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come due colonne, così vicine, che si guardano&#8230; ma parallele. Della stessa sostanza, della stessa struttura, ma a distanza. Non importa se è poca. Non si toccano. Entrambe si ergono verso il cielo, quasi spingono per arrivarci. Parallele, divise, uguali, distanti&#8230; come le vite di due persone che, dopo aver capito (anche amaramente) che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Destini diversi di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/6100987982/" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6191/6100987982_8c1a69136f.jpg" alt="Destini diversi" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come due colonne, così vicine, che si guardano&#8230; ma parallele. Della stessa sostanza, della stessa struttura, ma a distanza. Non importa se è poca. Non si toccano. Entrambe si ergono verso il cielo, quasi spingono per arrivarci. Parallele, divise, uguali, distanti&#8230; come le vite di due persone che, dopo aver capito (anche amaramente) che il loro destino non è comune, continuano per la propria strada. Divise, diverse. Due destini che non riescono a fondersi in uno solo e diventare più forti. Molto semplicemente due destini diversi.</p>
<address>Il titolo della foto è: Destini diversi</address>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il valore del tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 12:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scarpace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una stazione che pare abbandonata, dove ogni centimetro quadro è coperto da graffiti. Una classica zona periferica, underground. Alla ricerca di qualcosa da fotografare e che ti colpisca, avverti che in quel posto la dimensione temporale tende quasi ad annullarsi, lasciando intatto tutto ciò che ti circonda. In quel silenzio senza tempo, in una stazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Aspettando quel treno che non passerà mai di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/6007964447/" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6147/6007964447_6f41979ce3.jpg" alt="Aspettando quel treno che non passerà mai" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una stazione che pare abbandonata, dove ogni centimetro quadro è coperto da graffiti. Una classica zona periferica, underground.<br />
Alla ricerca di qualcosa da fotografare e che ti colpisca, avverti che in quel posto la dimensione temporale tende quasi ad annullarsi, lasciando intatto tutto ciò che ti circonda.<br />
In quel silenzio senza tempo, in una stazione come quella, pensi ad una presenza di vita dentro quest&#8217;atmosfera da abbandono. Subito viene alla mente l&#8217;immagine di una persona che aspetta (o finge di aspettare, mentendo anche a se stessa) un treno che gli cambi la vita o che smuova ciò che da troppo tempo è immobile. Un&#8217;illusione, un sogno, una possibile realtà e quindi un divenire. Non si sa. E allora ecco quella figura umana che si siede e aspetta, quasi sconsolata, quel treno. Il tempo, che sembra non esistere, continua a scandire i suoi secondi, minuti e ore. E lo sguardo, quello sguardo, scivola lentamente verso il basso. Non guarda più l&#8217;orizzonte per vedere il treno. È la consapevolezza di ha capito o che sta capendo, è quel momento in cui devi scegliere se continuare ad illuderti o dare un taglio a tutto. È uno di quei momenti in cui si cresce, chiudendo un&#8217;era o anche solo un&#8217;avventura. È il momento in cui ti accorgi che tanta è la tua fragilità e che tanti sono stati i tuoi errori. Eppure basta appena una punta di orgoglio e le mani si rattrappiscono nervose, desiderose e in cerca di un riscatto, di un nuovo inizio. Ed è questo il positivo, che solo il tempo può darci. Basta solo coglierne i particolari e riassemblarli così come sono, senza macchinazioni, mistificazioni.</p>
<address>Il titolo della foto è: Aspettando quel treno che non passerà mai</address>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Luce e interpretazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 22:35:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un cammino nel buio e, a tratti, irregolari finestre diffondono una forte luce, contrasti netti ed evidenti. Allora sai che ripetutamente queste luci ti guidano lungo un tunnel scuro e ti senti rassicurato&#8230; sempre che ci siano altre finestre. La lunghezza del cammino non è data saperla, né il numero delle finestre e la potenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Opportunità di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/5995250879/" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6014/5995250879_e9232aeb46.jpg" alt="Opportunità" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un cammino nel buio e, a tratti, irregolari finestre diffondono una forte luce, contrasti netti ed evidenti. Allora sai che ripetutamente queste luci ti guidano lungo un tunnel scuro e ti senti rassicurato&#8230; sempre che ci siano altre finestre.<br />
La lunghezza del cammino non è data saperla, né il numero delle finestre e la potenza delle rispettive luci. Il cammino però è irregolare e a tratti, nonostante le luci, si va a tentoni. Ogni luce quindi illumina in modo diverso quel breve tratto di percorso. Come opportunità. Probabili, diverse, indefinite e misteriose. Certamente ce ne sono, ma la loro entità la si potrà scoprire quando le sceglieremo. Luci. Come opportunità, come tante porte in un&#8217;unica stanza.</p>
<address>Il titolo della foto è: Opportunità </address>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Equilibri infranti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 12:50:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Guarda il mondo quant&#8217;è bello. Un contrasto acido tra la natura e le opere umane. Ma c&#8217;è qualcosa, costruito dall&#8217;uomo, capace di durare per sempre? &#8230; Il titolo della foto è: Finestre sul mondo  &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Finestre sul mondo di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/5981287928/" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6018/5981287928_1a764a0e85.jpg" alt="Finestre sul mondo" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Guarda il mondo quant&#8217;è bello.<br />
Un contrasto acido tra la natura e le opere umane.<br />
Ma c&#8217;è qualcosa, costruito dall&#8217;uomo, capace di durare per sempre?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;</p>
<address>Il titolo della foto è: Finestre sul mondo </address>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perdersi per poi ritrovarsi</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scarpace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Talvolta è necessario perdersi per ritrovarsi. È proprio quel dettaglio che fa la differenza, perchè quando ti perdi ripercorri tutte le strade, mettendo in discussione tutte le scelte prese precedentemente, proprio quelle che ti hanno portato a perdere di vista la strada giusta. È quindi un percorso che ti forma, che magari ti fa anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Perdersi per poi ritrovarsi di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/5842029361/" target="_blank"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5182/5842029361_41eb0a918d.jpg" alt="Perdersi per poi ritrovarsi" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta è necessario perdersi per ritrovarsi.<br />
È proprio quel dettaglio che fa la differenza, perchè quando ti perdi ripercorri tutte le strade, mettendo in discussione tutte le scelte prese precedentemente, proprio quelle che ti hanno portato a perdere di vista la strada giusta. È quindi un percorso che ti forma, che magari ti fa anche dannare, ma che, e ci metto la firma, prima o poi ti riporta sulla strada giusta.<br />
Buon viaggio!</p>
<address>Il titolo della foto è: Perdersi per poi ritrovarsi </address>
]]></content:encoded>
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		<title>Prigioniero del mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 20:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scarpace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Avere nelle scarpe / la voglia di andare / avere negli occhi / la voglia di guardare&#8221;. Desideri, necessità, utopie, realtà. La situazione di chi dentro esplode per quello che vuole fare e ha da dare, costretto però con le spalle al muro a non fare nulla. Ancorato a qualcosa di vincolante che in parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Prigioniero del mondo di scarpace87 - far away, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/5797652094/"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5317/5797652094_b11b0a2122.jpg" alt="Prigioniero del mondo" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Avere nelle scarpe / la voglia di andare / avere negli occhi / la voglia di guardare&#8221;.<br />
Desideri, necessità, utopie, realtà.<br />
La situazione di chi dentro esplode per quello che vuole fare e ha da dare, costretto però con le spalle al muro a non fare nulla. Ancorato a qualcosa di vincolante che in parte non dipende da lui, in parte sì. Vittima, &#8220;prigionieri di un mondo / che ci lascia soltanto sognare / solo sognare&#8230;&#8221;. I sogni che il mondo di oggi ci dà in pasto non servono a nulla se non possono essere esauditi, infatti in realtà sono mere utopie, il nostro pane quotidiano. Un grido di libertà di chi sente che i propri desideri sono vincolati da qualcosa di più grande, incontrollabile, assurdo ma nello stesso tempo quasi necessario. Ami una persona, ma per logiche incomprensibili non pu0i essere come vuoi, bensì come devi. I tuoi bisogni, reali, si trasformano in sogni perchè non realizzabili. A te rimane solo la voglia di andare, di guardare, di amare, di gridare. Bisogni imprigionati dentro di noi, che ne siamo i custodi, i carcerieri. E noi, di conseguenza, prigionieri di un mondo e di logiche incontrollabili che soffocano l&#8217;io, stereotipando tutto.</p>
<address>Il titolo della foto è: Prigioniero del mondo</address>
]]></content:encoded>
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		<title>Domande lungo il cammino</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 19:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scarpace</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Natura]]></category>

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		<description><![CDATA[La sera è sempre quel momento in cui fai i tuoi calcoli, il tuo resoconto della giornata. Così, a volte, capita di perdersi in questi bilanci disordinati o ordinati che siano. Forse perché non abbiamo il controllo di ciò che accade o deve accadere. Com&#8217;è giusto che sia: se decidessimo &#8211; o potessimo decidere &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Convergenza sconosciuta di scarpace87, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/5731169520/" target="_blank"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5141/5731169520_7e0e4b57ae.jpg" alt="Convergenza sconosciuta" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La sera è sempre quel momento in cui fai i tuoi calcoli, il tuo resoconto della giornata. Così, a volte, capita di perdersi in questi bilanci disordinati o ordinati che siano. Forse perché non abbiamo il controllo di ciò che accade o deve accadere. Com&#8217;è giusto che sia: se decidessimo &#8211; o potessimo decidere &#8211; anche questo finiremmo per smerdare tutto quanto.<br />
E ti siedi, dopo una lunga camminata lungo un molo così illuminato che l&#8217;atmosfera sembra marziana e irreale, appoggiato ad una bitta, possente, con a destra nulla se non il mare. Appoggiato ma in bilico. In bilico ma appoggiato. È quella sicurezza a metà che hai di solito: devi accontentarti perché quella piena non te la dà nessuno.<br />
Appoggiato, sicuro da una parte, insicuro dall&#8217;altra, seguivo le linee prospettiche che si univano nel punto di fuga, irradiato da una forte luce bianca, in netto contrasto con le caldissime lampade che illuminavano tutto attorno. Una luce che attirava l&#8217;attenzione, i pensieri, ogni cosa. Un silenzio interrotto solo a tratti dalla sirena del porto, cupa e ripetitiva. E questa prospettiva, questa convergenza si spingeva fino a quell&#8217;intensa luce bianca. Un fascino misterioso, come spesso solo la notte sa regalare. Tutto si univa là in fondo come fosse una strada, una via da percorrere, di cui è incerta la meta, ma illuminata. E interpretavo tutti quei lampioni e quelle luci alte gialle come incognite, interrogativi: quelli che ci portiamo dentro. Quelle domande che sorgono spontanee come funghi dopo un temporale, che sorgono spontanee e lecite all&#8217;interruzione di un cammino o al suo inizio. E in ogni luce stagliata verso il cielo riconoscevo tutte le incognite che avevo/ho dentro. Banali, serie, casuali, di consuetudine, di vita, essenziali. Incognite lungo una strada diritta, illuminata. Un invito a percorrerla. Molti sostengono che non fare domande sia meglio. Io credo di no: è un soffocamento dell&#8217;io. La domanda nasce dall&#8217;esigenza, forte o meno, di una risposta. Ed è quando non abbiamo le risposte che iniziamo a vacillare, a soffocare. Perchè noi siamo fatti di domande e dobbiamo nutrirci di risposte. Molte non arrivano, altre sì, molte altre non arriveranno mai o forse solo in futuro. Ma senza le domande facciamo la fine della pianta senza l&#8217;acqua.<br />
Ed è con tutto questo in testa che ho preso la macchina fotografica e ho salvato questo momento, che è stato davvero bello.</p>
<address style="text-align: justify;">Il titolo della foto è: Convergenza sconosciuta</address>
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		<title>Nel mare della vita</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 19:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scarpace</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flickr]]></category>
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		<category><![CDATA[Natura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mare di notte l&#8217;unico suono è quello dell&#8217;acqua solcata dalla barca. SE non ci sono nubi si vedono le stelle e quindi ritrovi la via. SE c&#8217;è la Luna è più difficile trovare la via giusta, ma non impossibile. SE c&#8217;è un faro lo vedi, anche con la nebbia, e senti anche il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Nel mare della vita di scarpace87 - BUSY, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/scarpace87/5598158273/" target="_blank"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5068/5598158273_5eed83485b.jpg" alt="Nel mare della vita" width="500" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel mare di notte l&#8217;unico suono è quello dell&#8217;acqua solcata dalla barca.<br />
SE non ci sono nubi si vedono le stelle e quindi ritrovi la via.<br />
SE c&#8217;è la Luna è più difficile trovare la via giusta, ma non impossibile.<br />
SE c&#8217;è un faro lo vedi, anche con la nebbia, e senti anche il suo suono ululato.<br />
SE c&#8217;è anche solo uno di questi &#8220;appigli&#8221; l&#8217;animo si fa forza.</p>
<p style="text-align: justify;">SE.</p>
<address style="text-align: justify;">Il titolo della foto è: Nel mare della vita</address>
]]></content:encoded>
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